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Beauty news
January 17, 2017

Giorno per giorno, da Milano, tutto il meglio delle tendenze moda avvistate a Milano Moda Uomo.

L'articolo Milano Moda Uomo AI 2017/2018: lo street style sembra essere il primo su Vogue.it.



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Beauty news
January 17, 2017

Non c’è dubbio che per Parigi il 2015-16 abbia rappresentato un momento di grande difficoltà, ma nonostante le questioni di sicurezza e turbolenza politica niente ha rallentato la vera forza del programma culturale cittadino –che più che mai nell’ultimo decennio ha mostrato segni non soltanto di accettazione ma anche di celebrazione della giovinezza. Storicamente considerata la cugina borghese e provinciale di Londra e New York, sotto il profilo della scena creativa, Parigi viene meno associata al giovane talento e soccombe piuttosto al grandioso stereotipo dei suoi teatri d’opera e delle sue sale per concerti – un luogo in cui tutto ciò che è classico e istituzione, oltre che essere preservato, viene eternamente riproposto e rivisitato. A sua difesa, il fascino stravagante della ragazza parigina ha ancora un indubbio appeal internazionale, tuttavia l’idea della sua controparte maschile è confusa – ma chiunque esso sia, di certo sta dimostrando di essere molto più interessante del “flâneur” che nell’Ottocento camminava sulla Rive Gauche declamando versi. Oggi questo concetto superato viene continuamente smentito da una generazione multiculturale di millennials che lavorano in una serie di ambiti creativi, dalla musica alla danza, dalla recitazione alle arti plastiche. Per un estraneo, l’idea intangibile dell’essere “parigino” non è spesso associata all’arrondissement in cui si è cresciuti (forse, nel migliore dei casi, a quale riva della Senna), e i confini geografici dei quartieri alti e del centro, dell’est e dell’ovest sembrano spesso segni ridondanti a confronto di “quel certo non so che” del ragazzo francese moderno con radici nel Mediterraneo, in Nord Africa, nelle Americhe e oltre. Nel portfolio di queste pagine torna alla ribalta la gioventù maschile della città, una generazione che gioca con la convenzione per eccellere nei campi più disparati. Grazie a una connettività senza precedenti e all’esposizione che deriva dalla presenza costante e coercitiva dei social media, la facilità con cui siamo in grado di scoprire questi talenti è incredibile, così come la loro capacità di coltivarsi un pubblico. Prendiamo lo skater parigino Titouan Savignoni: insieme al fratello Louison è comparso nel film dello stilista russo Gosha Rubchinskiy per Pitti Immagine “The day of my death”, dopo un casting su Instagram. Altri, come il rapper ventiduenne Take A Mic, il cui vero nome è Anase Mouhamadou, hanno costruito lentamente la loro presenza locale prima del successo internazionale: Take A Mic ha registrato il suo primo brano a 14 anni e negli ultimi tre anni ha sviluppato un seguito di culto nella scena rap parigina cantando nella sua lingua madre; stesso successo per l’attore franco-britannico Finnegan Oldfield, che ha recitato accanto a Isabelle Huppert nell’adattamento cinematografico del romanzo francese “Il  caso Eddy Bellegueule” di Édouard Louis (in programma a Cannes nel 2017). «È la storia di un giovane omosessuale originario di un paese di campagna poverissimo e proletario che arriva a Parigi e cerca di dimostrare il suo valore in una società intellettuale borghese», racconta Oldfield a proposito del suo ruolo più importante in 8 anni di carriera. «Adesso cerco di impegnarmi molto sul mio inglese in modo da poter lavorare al di fuori della Francia». La lingua non costituisce una barriera per i nostri due ultimi talenti. Le opere poetiche dell’artista 28enne Edouard Taufenbach, che vanta un background nel cinema e nei digital media, hanno esplorato ultimamente il rapporto grafico tra la found photography e il collage, manifestandosi come forma geometrica decostruita di Op-Art che l’anno scorso gli è valsa molteplici mostre in tutta Europa. Anche la sua videoarte surrealista ha trovato un pubblico, grazie alla combinazione di inquadratura architettoniche e di un’attrazione innata per il mondo naturale. Il ballerino Antoine Kirschner potrebbe sembrare la scelta più classica della serie, con il suo ultimo decennio di vita passato alla scuola di danza dell’Opéra di Parigi. Ma tenuto conto della sua collaborazione con coreografi come Benjamin Millepied e Justin Peck, non c’è dubbio che questo prodigio della danza contemporanea amplierà i confini della sua arte nel 2017 e molto oltre.

Photo by by Pierre-Ange Carlotti

Text by Dan Thawley

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Beauty news
January 17, 2017

Pennellate di colore, fiori all over e joie de vivre come tributo a Flora e a una visione più eco-chic del matrimonio. Etica fa sempre più rima con estetica e il wedding day si tinge di contenuti e significati che vanno oltre l’apparenza. Amore per l’esteriorità certo, ma anche interesse per ciò che sta dietro al bello delle cose. Consapevolezza. Realtà. Sostanza. La moda sostenibile, il rispetto per il pianeta, la valorizzazione del lavoro artigianale sono temi che hanno superato la mera definizione di ‘trend del momento’ per elevarsi a conditio sine qua non di molte delle nostre scelte quotidiane. Comprese quelle legate al sì. Così location, menu, doni, ma anche gioielli e accessori mostrano il lato etico. Sempre più friendly con il nostro pianeta. E con il prossimo. ‘We’ it’s a way for love. And a philosophy of style’.

Bustier a cuore con ricami colorati in duchesse di seta, Carlo Pignatelli Haute Couture. Fiori applicati in organza e tulle, Legeron Fleurs Plumes, Luca Morando, Gallia e Peter, 20134 Lambrate, Madame Pauline, Live in Vintage. Orecchini e collier della collezione Mimosa in oro bianco, corallo, diamanti e zaffiri multicolor, Damiani. Foto Kiki Xue. Hair Tomoko Ohama @ Calliste. Make-up Fir Wang @ Atomo. Manicure Chloé Desmarchelier @ Atomo. Set designer Sylvain Cabouat @ Walter Schupfer. Fashion editor Elisa Zaccanti.

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Beauty news
January 17, 2017
spagna

Eugenia de la Torriente è il nuovo Editor-in-Chief di Vogue Spagna. Lo ha annunciato ufficialmente Condé Nast Spagna.

“Non vedo l’ora di lavorare con Eugenia”, ha commentato il presidente della casa editrice Javier Pascual del Olmo. “È un’eccellente giornalista di moda”.

E infatti Eugenia è considerata una delle voci più autorevoli del settore moda in Spagna e vanta un curriculum davvero importante. Prima di ricoprire questo incarico, era il direttore dell’edizione spagnola di Harper’s Bazaar, ma è stata anche fashion editor per El Pais e direttore di El Pais Semanal. Ha anche lavorato come docente oltre ad aver pubblicato diversi libri.

“È un grande onore per me lavorare su questo magazine leggendario che ha avuto un peso enorme sulla mia formazione Moda”, ha detto Eugenia. “Il mio obbiettivo sarà quello di mantenere alto il livello di eccellenza raggiunto dai miei predecessori. Non vedo l’ora di contribuire al futuro di Vogue Spagna“.

Eugenia de la Torriente prende il posto di Yolanda Sacristán, che lascia l’incarico dopo ben 16 anni.

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Beauty news
January 17, 2017

Harrods annuncia il lancio esclusivo di Balmain Kids per la stagione SS 2017. La collezione comprende capi iconici di Balmain come giacche doppiopetto con bottoni d’oro, biker in pelle, bomber trapuntati, giacche tuxedo e jeans in denim giapponese, tutto rigorosamente in versione mini oltre a accessori disegnati per maschi e femmine dai 6 ai 14 anni. “Questi sono gli stessi look che, negli anni, mamme e papà mi hanno chiesto ripetutamente di produrre per i loro figli” dice Oliver Rousteing, Direttore Creativo di Balmain. La collezione Balmain Kids verrà lanciata in esclusiva da Harrods a Londra a partire dal mese di febbraio.

 

 

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Beauty news
January 17, 2017

Sembra una principessa delle fiabe nordiche: trecce morbide, onde, raccolti sofisticati. Ecco la sposa che Salvo Filetti immagina per il 2017.  Abbiamo chiesto all’Hair Designer e direttore creativo di Compagnia della Bellezza le tendenze forti. Ispiratevi!

Le tendenze per chi si sposa nel 2017: raccolto, semiraccolto, la treccia oppure…
Questa stagione si aprono nuovi scenari sospesi tra fantasia e realtà, con un trionfo di onde e intrecci che sviluppano nuove connessioni creative. Lo styling è rigorosamente a onde, il trend dell’autunno inverno, morbidezze vissute e intrecci ondulati in versione boho-chic o new romantic.
C’è una tendenza a spostare il motivo caratterizzante delle acconciature verso il basso nei semi raccolti e spesso lo chignon si sdoppia in due elementi ai lati della nuca e intrecciati, creando un’allure bucolica e shabby chic. Il must di stagione è comunque la treccia anche in ambito sposa: tra le proposte di Compagnia della Bellezza c’è la versione ‘aerea e continua’, in cui i capelli sono intrecciati e ondulati ad arte rimanendo allo stesso tempo ‘liberi’ e naturali. Belle anche le code romantiche e bon ton, il denominatore comune è sempre lo stesso: la ricerca di uno stile che predilige la semplicità, ma pur sempre chic!

Il corto, che cosa ne pensa?
Gli hair look sposa per capelli corti coniugano freschezza, femminilità ed eleganza inpreziositi da accessori, ricercati e mai banali. Via libera a coroncine e cerchietti fra metallo, fiori e fili di perle per un effetto ‘modern princess‘.

Il colore: a quali tonalità guardare?
L’effetto chiaroscuro è protagonista indiscusso dei color trend per l’autunno inverno. Nella versione Sunshine bronde con delle schiariture studiate in netto contrasto con le radici, modellano il volto e fanno vibrare la chioma creando un look da vera celebrity.

Come valorizzarsi, tenendo conto anche dell’abito che si indossa?
Se l’abito ha uno stile naturale con volumi scivolati e tessuti morbidi diventa quasi un obbligo tenere la chioma sciolta, puntando sullo styling e sulla texture. L’idea potrebbe essere quella di emulare il tessuto del vestito sul capello, creando un gioco di rimandi. Poi ci sono i semi-raccolti, a mio parere ‘compromessi stilosissimi’, che si adattano a ogni stile di abito!

Le amiche della sposa: qualche suggerimento per non sbagliare?
Bisogna rapportarsi sempre a se stessi e al proprio stile. Se, ad esempio, normalmente si è un po’ eccentriche, lo si può essere anche nella veste di testimoni o damigelle, fermo restando che non si deve mai esagerare. Un’acconciatura ‘stravagante’, infatti, potrebbe mettere in imbarazzo anche gli sposi e si può tranquillamente venire accusate di egocentrismo e cattivo gusto. La scelta dell’acconciatura è un bilanciamento tra la propria libertà e la necessità del ruolo con il suo codice estetico. Importante anche scegliere in base alla cerimonia, di giorno o di sera. La differenza più che nello styling, raccolto o sciolto, sta nella texture dei capelli, nel finish: naturale e asciutta, quindi opaca, la mattina, più lucida, quindi più preziosa, la sera.

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Beauty news
January 17, 2017

Photographer – Adriano Cisani

Soccombere alla fascinazione della moda conservando lo sguardo incorrotto e lo spirito corrosivo dell’outsider: whatAStreet nasce da questa frizione carica di elettricità. L’idea è di raccontare la moda come somma di comportamenti e sistema di segni, evidenziandone il carattere imperfetto, mutevole e umano, non la perfezione volatile e tentatrice del glamour inarrivabile. Scatti dinamici e snap icastici catturano tendenze ed atteggiamenti, tic e manie, mettendoli a nudo senza giudizi, ma anche senza filtri. Il risultato è una enciclopedia in divenire della socialità e dell’apparire: un film in fermo immagine sulla profondità e la rutilante varietà della superficie. Perché la moda è specchio dei tempi, ma transitoria per definizione, dunque relativa. La verità è il corpo nudo: tutto quello che vien dopo è fiction. Nell’ultimo anno Adriano ha fondato con altre tre menti Thecomplainers, un’agenzia specializzata in fotografia, art direction, produzioni, digital PR and events. Allo stesso tempo collabora come contributor con “Vogue Italia” dove precedentemente ha svolto un intership con focus su i trend. Ha collaborato con brand quali Dolce & Gabbana, N°21, Patrizia Pepe, Gianvito Rossi, Elite Model intl e Tommy Hilfiger. Adriano collabora anche con “Vogue Japan”, “Vogue Brasil” e Annadellorusso.com. Grazie al suo progetto whatAstreet e la collaborazione con i brand, Cisani è sempre più conosciuto internazionalmente.

Stylist – Giorgia Cantarini

La moda è sempre stata la sua vocazione, fin da quando ha iniziato giovanissima a lavorare come fashion editor e stylist per pubblicazioni quali “Made05”, “Rolling Stone”, “Grazia”, “i-d”, “Glamour”, Vogue.it. Recentemente ha iniziato a collaborare con  A shaded View on Fashion, d.repubblica.it, manintown.com e Hunger, dove si occupa di interviste e approfondimenti su moda e costume. Da sempre, oltre alla moda, Giorgia ha coltivato interessi come la profumeria artistica, i viaggi, la musica, il food e il digitale. Diane Pernet è il suo mentore e una delle persone più importanti della sua vita.

Team credits:

Photographer: Adriano Cisani

Stylist: Giorgia Cantarini

Stylist assistant: Tekla Gelashvili

Model: Marita

Make-up and hair: Luchia Devejieva @ Make up Atelier

Production: Grigor Devejiev

Production assistant: Keti Chkareuli

Special thanks to Sofia Thckonia

Coordinated by Sara Maino

The brands:

Alexander Arutyunov Anouki Atelier Kikala Avtandil Bessarion Blikvanger Diana Kvariani Eloshi Irma de Flore Lako Bukia Lalo Matériel by Tiko Paksa Nicolas Grigorian Nino Babukhadia Tamuna Ingorokva Tatuna Nikolaishvili Teyó U.m.i

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Beauty news
January 17, 2017

 

Oshadi nasce in India e riprende la tradizione tessile artigianale originaria del popolo Indiano.

E’ un ritorno all’utilizzo di materiali naturali e sostenibili, una visione sostenuta dal fondatore del brand, Nishanth Chopra e sviluppata dal designer Richard Malone, che collabora con il brand sin dalla prima collezione.

Li abbiamo intervistati:

– Nome del brand: 

Oshadi

– Nome del designer/ Nome del fondatore: 

Richard Malone / Nishanth Chopra

– Dove siete nati? E dove vivete attualmente? 

Nishanth: sono nato nel Rajasthan (India Settentrionale)  e attualmente abito a Erode,  nel Tamil Nadu (India Meridionale).

Richard: Sino nato in Irlanda e vivo a Londra

– Istruzione:

Nishanth: BSc Business Studies (con lode), Lancaster University, England

Richard: Central Saint Martins

– I primi ricordi legati alla moda:

Nishant: ho più ricordi legati ai tessuti che alla moda. Sono cresciuto nei pressi di uno degli hub tessili più grandi dell’India. I miei primi ricordi legati ai tessuti sono di quando da bambino giocavo su pile di morbide e confortevoli stoffe nel magazzino di mio padre e di quando ogni tanto andavo a vedere una fabbrica

– Come avete mosso i primi passi nel mondo della moda?

Nishanth: la mia famiglia si occupa di produzione tessile  da 60 anni,quindi soni stato influenzato dal lavoro della mia famiglia ma anche dal mio interesse per  lo sviluppo sostenibile, l’artigianato tradizionale e il design moderno.

– Quando e dove avete fondato il brand? 

Nishanth: Il brand fa base a Erode (India Meridionale) ed è stato lanciato in occasione di Capsule Show, a Parigi, nel marzo 2016.

– Come descrivereste lo stile del vostro brand?

Nishanth: Contemporaneo, Architetturale, Funzionale, Semplice e Sostenibile.

Richard: Sostenibile, senza tempo e consapevole.

– Da dove prendete ispirazione? 

Nishanth: indumenti da lavoro vintage funzionali insieme a un mix eclettico di elementi moderni che si adattano al guardaroba, al gusto e allo stile di vita dei nostri clienti – lo stile militare francese, i tessuti classici, l’architettura e il design funzionale di Eileen Gray e la serenità delle opere di Elsworth Kelly e Cy Twombly. Abiti funzionali con dettagli classici per una donna moderna.

– In che modo il vostro Paese d’origine influenza il vostro lavoro? 

Nishanth: I nostri tessuti sono realizzati a mano secondo le tecniche tradizionali e con tinture naturali. Cerchiamo di creare tessuti che possano essere usati nel quotidiano per essere integrati nel guardaroba contemporaneo, quindi sviluppare questi tessuti artigiani va di pari passo con la creazione di silhouette moderne e donanti che possano essere adattate a qualunque guardaroba.

– Come funziona il vostro processo creativo?

Nishanth: il contributo creativo più grande lo dà Richard. Io di solito viaggio e faccio ricerca sull’artigianato tradizionale, e sviluppo i tessuti con gli artigiani a seconda di quello che potrebbe andar bene per il brand.

Richard: Il processo è molto organico, lavoriamo con artigiani locali molto esperti per sviluppare tessuti bellissimi e davvero unici, che poi è anche il nostro modo di sostenere queste abilità e di educare le generazioni più giovani a conoscere il loro valori, facendo in modo che la tradizione venga portata avanti e supportata in modo sostenibile per il futuro. Per quanto riguarda gli abiti, sviluppiamo capi moderni che  possono essere indossati da donne di ogni età, che possono essere apprezzati da tutti e che potranno essere indossati per anni, sono un’ ‘investimento’ di grande valore. Ci interessa l’idea di acquistare meno capi ma di maggiore qualità, capi che si ameranno davvero per molti anni.

– Quali sono i materiali e le tecniche che prediligete?

Nishanth: la tessitura a mano e la tintura naturale, elementi entrambi presenti nella nostra collezione. È meraviglioso vedere quanta passione un tessitore mette nel suo lavoro (un artigiano riesce a realizzare solo 5 metri di tessuto al giorno in confronto ai macchinari moderni con i quali se ne possono produrre centinaia di metri al giorno). E poi è un’esperienza affascinante vedere che materiali naturali come fiori, foglie e la corteccia di piante e alberi si trasformano in colori e tinte sulla stoffa. Ci sono però moltissime tecniche tradizionali di enorme valore utilizzate dagli artigiani locali in India che nessuno conosce e che speriamo di utilizzare negli anni a venire per valorizzarli come meriterebbero.

Richard: Tutti i tessuti realizzati a mano sono magnifici, la pazienza e l’abilità manuale che vengono messe in ogni pezzo sono eccezionali. Abbiamo voluto sviluppare intenzionalmente tecniche di tessitura più complicate per far capire la complessità del lavoro che c’è dietro, anche un occhio non esperto può apprezzare l’importanza dell’abilità manuale.

– Dove producete e perché?

Nishanth: Oshadi mescola l’artigianato tradizionale indiano con un design contemporaneo. A partire dai filati che usiamo fino alla tessitura a mano e alla tintura naturale delle stoffe, e al capo finito, la nostra filiera produttiva è trasparente e interamente ‘local’

Richard: L’India con i suoi artigiani abilissimi educa la comunità locale e incoraggia pratiche commerciali eticamente corrette

– Dove è possibile acquistare le vostre collezioni?

Nishanth: La nostra collezione sarà presto in vendita a Maalgaadi in India. La nostra prossima collezione donna verrà presentata da White, a Milano il 16 e 18 gennaio 2017 e lì speriamo di fare networking con negozi in Europa e America

– Progetti per il futuro? E il sogno nel cassetto?

Nishanth: Oshadi è collegato alla tradizione e a un approccio sostenibile ma anche con la bellezza e la modernità. Vorrei vedere il brand crescere restando fedele ai suoi valori, e mettere in contatto fra loro non solo telai a mano e tessuti ma anche l’artigianato tradizionale indiano per incontrare i gusti  e lo stile di vita di una clientela globale e contemporanea.

Richard: Vorrei vedere Oshadi indossato dalle donne in tutto il mondo

– Qualche collaborazione? C’è uno stilista in particolare con cui vi farebbe piacere lavorare?

Nishanth: I modelli di Richard sono pieni di vita. Amo il suo lavoro e sono felice di lavorare con lui in questo momento.

– La vostra icone di stile?

Nishanth: Non ne ho, mi interessa di più la storia che c’è dietro ai capi e il processo creativo.

– Come utilizzate i social network? 

Nishanth: Usiamo più che altro Instagram e l’aggiorno sempre con immagini che raccontano e definiscono la storia del brand.

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Beauty news
January 17, 2017

Hibiscus, sterlizie, orchidee e fiori di Tiarè. E poi pappagalli, tigri e tucani, senza dimenticare palme e ananas colorate: le collezioni resort 17 puntano su stampe che ricordano le fioriture tropicali, colori ispirati alla giungla più misteriosa e alle paradisiache spiagge di atolli lontani.

Direttamente da Cuba la nuova collezione resort 17 di Chanel reinterpreta in chiave moderna tutto il passato dell’isola di Fidel Castro: la sua natura selvaggia, i toni pastello delle case e le auto vintage.

Coloratissime le stampe botaniche e zoologiche di Valentino, mentre Gucci scrive un nuovo capitolo rigorosamente in versione tropicale del suo Gucci Garden.

Le tigri della Malesia svettano sugli abiti di Giamba, mentre maxi ananas diventano ricamo prezioso per i top di House of Holland e le orchidee si trasformano in romantica stampa sull’abito super femminile di Proenza Schouler.

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Beauty news
January 17, 2017

New York rende omaggio a Rei Kawakubo; Parigi e Londra celebrano Christian Dior e Cristobal Balenciaga: la prima metà di questo nuovo anno promette – agli appassionati di moda, e non solo – un vero viaggio nella modernità. La modernità intesa come un nuovo modo di presentarsi al mondo e di occupare lo spazio. La modernità nella concezione di una nuova silhouette, che sembra attingere ai precetti del Bauhaus senza sacrificare nulla della perfezione certosina dell’alta sartoria. Balenciaga, Dior e Kawakubo, pur partendo da esperienze storico-culturali molto diverse – nel caso della creatrice giapponese potremmo dire quasi antitetiche – hanno saputo interpretare gli umori del loro tempo con proposte tanto geniali quanto inattese, annunciatrici di qualcosa che il pubblico dell’epoca non aveva ancora neanche immaginato di poter desiderare.

A modo loro, questi tre stilisti hanno rotto con le convenzioni stravolgendo i parametri del gusto, rendendo superato, per non dire obsoleto, tutto quanto ci stava prima. Proviamo a immaginare per un attimo lo stupore quando, nel 1947, a pochi mesi di distanza Balenciaga presenta degli “abiti tonneau”, la linea a botte, mentre Dior lancia il “New Look”, la linea a corolla. Lo spagnolo gioca a sottrarre i punti cardinali della silhouette femminile – seno, vita, fianchi – ponendo l’accento sulle gambe allungate dall’effetto di una décolletée appuntita, quando erano in auge scarpe dalla punta più rotonda. Dal canto suo, il francese scandalizza, rivisitando una linea del passato che le donne, emancipandosi, avevano lasciato, ma aggiungendo un’opulenza sfacciata, utilizzando decine di metri di stoffa quando la popolazione viveva in un regime di razionamento. E cosa dire della prima sfilata europea di Kawakubo, nel 1981 a Parigi? Siamo in piena epoca power dress: tailleurs dalle spalle larghe per donne in carriera che vogliono sfondare il soffitto di cristallo e alla sera indossano abiti ultrasexy dai colori forti. Comme des Garçons, il marchio di Kawakubo, arriva in passerella e lascia gli spettatori ammutoliti: solo tonalità scure, nero soprattutto, silhouettes in apparenza informi, capi che sembrano non finiti, lacerati, scuciti…

Qualsiasi nozione accademica di bello stracciata per sempre. Sappiamo che Comme de Garçons non riscosse subito lo stesso successo commerciale di Balenciaga e di Dior, ma è impossibile non notare quanto Kawakubo abbia influenzato le nuove generazioni di designers, come fecero, a loro tempo, i suoi illustri predecessori. Non si è trattato semplicemente di proporre – e, in finis, di imporre – delle nuove silhouettes. Piuttosto, queste inedite forme raccontano tutte le sfaccettature del cambiamento: nel modo di tagliare un tessuto, nella ricerca tecnologica di nuove materie strumentali alla creazione di nuove linee, nel concetto di eleganza, nei codici vestimentari, nel modo di rappresentare la femminilità tout court. Con loro, la moda imbocca bruscamente un nuovo corso dal quale è impossibile fare inversione.

Andando per ordine di date, la prima mostra a inaugurare, l’8 marzo (fino al 16/7), è “Balenciaga l’oeuvre au noir” organizzata da Palais Galliera nelle sale del museo Bourdelle, curata da Olivier Saillard. Segue, il 27 maggio, la grande retrospettiva “Balenciaga Shaping Fashion”, al Victoria & Albert Museum di Londra, curata da Cassie Davies-Strodder. Due allestimenti complementari: a Parigi il focus è sul nero, colore prediletto dal couturier spagnolo, mentre a Londra viene raccontato il suo percorso, in particolare il ventennio dei 50 e 60, quando Monsieur Dior definì Cristobal Balenciaga «le maître à nous tous».

Tre abiti, film e fotografie, lo spettatore è invitato a immergersi anche nell’attività dietro le quinte, ossia il processo creativo svolto nell’atelier, grazie a schizzi, patterns, scampoli di tessuto – per esempio il gazar di seta, la cui rigidezza permette di mantenere la forma in cui è modellato, molto usato dal maestro che scolpiva letteralmente gli abiti. Sempre a maggio (il 4), dopo le consuete celebrazioni del Met Gala di New York, inaugura “Rei Kawakubo/Comme des Garçons”, vero percorso iniziatico sul lavoro dell’affascinante creatrice giapponese. «È una dei designers più importanti e influenti degli ultimi 40 anni. Invitandoci a rivisitare la moda come luogo di costante creazione, di ricreazione e di ibridità, ha definito l’estetica del nostro tempo», dice di lei Andrew Bolton, curatore capo del Costume Institute e commissario della mostra.

Invece di presentare la sua opera cronologicamente, si è articolato il percorso attraverso dei temi sulla dualità: est/ovest, maschile/femminile, passato/ presente. Nell’impianto scenico al quale ha collaborato Kawakubo, i manichini sono presentati senza pedane né barriere, quasi facessero parte del pubblico, provocando un effetto straniante particolarmente à propos in questo caso. Infine, per chiudere la couture week parigina, il 7 luglio tutti i piani del museo Les Arts Décoratifs celebreranno i 70 anni della prima sfilata di Christian Dior. Non sono ancora noti i contenuti dell’esposizione, ma possiamo facilmente immaginare la cura del dettaglio e la ricchezza di un allestimento così significativo per la Maison Dior, che per la prima volta nella sua lunga e gloriosa storia, gioca in casa.

 

Maria Grazia Meda,Vogue Italia, gennaio 2017, n.797, pag.72

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Beauty news
January 17, 2017

Tenera è la notte. Anche in senso molto più letterale di quanto immaginasse Francis Scott Fitzgerald. Perché nelle ore dedicate al sonno la pelle, al riparo dalle aggressioni esterne, abbassa i livelli di difesa. Diventa più vulnerabile ma nello stesso tempo anche maggiormente ricettiva, quindi più in grado di autorigenerarsi. Un ruolo decisivo lo giocano il ritmo circadiano e l’alternanza sonno/veglia, che influiscono in modo diretto su metabolismo cellulare, livelli ormonali, circolazione. Ecco perché anche cosmesi e dermatologia sono sempre particolarmente attente alla peculiarità delle fasi che si attraversano nelle 24h. Per la notte questo discorso poi vale ancora di più, perché si tratta delle ore deputate all’eliminazione delle tossine e al turnover cellulare.

A regolare il tutto ci pensano gli ormoni: scende il cortisolo (che è secreto come risposta positiva allo stress, ma a livelli troppo elevati apre la strada ai processi infiammatori) e sale il GH (ormone della crescita) che, intorno a mezzanotte, porta a un picco di produzione di cellule epiteliali. Insomma mentre noi dormiamo, sul display del computer interno si susseguono gli indicatori delle attività a cui si dedica l’organismo approfittando della nostra sospensione di coscienza (e di stress).

Questo incide appunto sulla ricettività ai trattamenti che, se applicati prima di determinate fasce orarie, funzionano da catalizzatori. Spiega la dottoressa Maria Rosa Gaviglio, dermatologa e medico estetico: «Di notte la pelle si rilassa in ogni muscolo, e questo accentua sia la cosiddetta “perspiratio insensibilis”, cioè la continua e inevitabile perdita di molecole d’ac- qua, sia la predisposizione ad assorbire i soin che applichiamo. Anche il fatto di non essere esposti a sbalzi di temperatura (ma attenzione a non dormire in un ambiente troppo riscaldato che accentuerebbe la secchezza) e il mix tra cambiamenti dei livelli ormonali e rilassamento del sonno Rem portano a una migliore assimilazione.

Ecco perché è fondamentale che un prodotto per la notte contenga elementi come l’acido ialuronico, che lega le molecole d’acqua e se ben “lavorato” (qui va detto che a fare la differenza è solo la qualità della crema) riesce a penetrare in profondità e rilasciare l’acqua dove serve. Ma soprattutto sono indispensabili principi attivi antiossidanti, perché è il momento fondamentale per il detox ».

Secondo la medicina orientale, in particolare, tra l’1 e le 3 siamo nella fascia dedicata al fegato, e le nottambule sappiano che dormire bene in questo intervallo è imprescindibile per una efficace disintossicazione, da ottenere per esempio con un prodotto come Botanical D-Tox di Sisley, che dà una sferzata allo smaltimento delle tossine. Un’avvertenza ulteriore riguarda la pulizia, che la sera deve essere più accurata: «Se detergiamo male la pelle, la costringiamo a impiegare buona parte della notte a rimediare a un gesto di disattenzione». Chanel, per esempio, lancia proprio questo mese Le Bi-Phase Visage, soluzione in due tempi che rimuove trucco e residui di inquinamento, ma rinforza la barriera cutanea. Anche qui, dunque, il trattamento entra in fase decisiva.

 

Laura Taccani, Vogue Italia, gennaio 2017, n.797, pag.89

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Beauty news
January 17, 2017

Credits

Photographer- James Deacon
Stylist- Alexandra Bickerdike
Makeup- Verity Cumming
Hair- Thomas Silverman
Designer/ Set Build- Paul Simpson
Prop Styling- Lucy Blofeld
Photo Assistant- Joe Smith
Model- Gerda Mic / Storm Models

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Beauty news
January 17, 2017

Solo due gocce di Chanel N.5”, rispose calma Marilyn Monroe quando le chiesero che cosa indossasse per andare a dormire. E voi, invece, come dormite? Se è vero che dormire nudi rende più felici, migliora la qualità del sonno e fa sentire più rilassati, è anche vero che quando la temperatura scende sotto lo zero equivale praticamente a un tentato suicidio. Ecco perché, in fondo, quella del pigiama è la scelta migliore. E no, non stiamo affatto parlando del modello di flanella tempestato di cuori e orsetti. Oggi il pigiama si fa couture: in seta o cotone organico, vanta design minimali e stampe uber chic.

I marchi leader del nuovo sleep-wear di lusso per fortuna sono già moltissimi. La designer inglese Olivia von Halle si ispira ai modelli iconici degli anni ’20, mentre Desmond & Dempsey, nato dall’amore tra Joel e Molly, punta su pattern tropicali elegantissimi. Da Kiev arriva Sleeper, il brand fondato da Kate Zubarieva e Asya Varetsa che si caratterizza per i tagli prettamente maschili e un’allure bohémien molto contemporanea, e da Londra Yolke, con una proposta in seta pregiata ricca di fantasie glamour ma dall’anima girly firmata dalle amiche Ella Ringner e Anna Williamson. Senza dimenticare il Made in New York firmato Sleepy Jones.

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Beauty news
January 17, 2017

Quasi 700 metri quadri, sviluppati su tre livelli, dedicati allo shopping. Una vera e propria «mega mansion» per il mondo del menswear. Ieri sera, in occasione di Milano Moda Uomo, Philipp Plein ha inaugurato il nuovo palazzo in corso Venezia 7/1, nel Quadrilatero dello moda, con un evento spettacolare, caratterizzato da una sfilata verticale sulla facciata dell’edificio. E ha presentato al pubblico il nuovo spazio (nella gallery sopra, le foto) che ospita i marchi Philipp Plein e Plein Sport, i Big Boys Toys dello stilista, esibizioni artistiche, l’Air Force Plein Bar e una speciale dressing room dedicata al tailor-made in puro stile agente segreto. Per vivere la «Philipp Plein experience» a 360 gradi.

Al piano terra, si trova il mondo degli accessori, la zona dedicata allo sportswear deluxe con cyber manichini che corrono e sneakers sospese in un’atmosfera da palestra da sogno. Al primo piano, è esposta la main collection di Philipp Plein, con una dressing room dai pavimenti in pelle nera, pareti di seta, cornici in legno lucido, e fucili d’assalto sospesi al soffitto come in uno spy movie. Al centro, invece, si trova la Plein Garden Terrace che conduce all’Air Force Plein Bar: una vera e propria cabina di pilotaggio dove vengono serviti champagne, cocktail e caviale come in un jet privato, con pareti di gomma laccata in bianco, tavoli di marmo nero e oblò animati da video. Al secondo piano, infine, vi è il reparto denim e casual, dominato da una Lamborghini Miura verde degli anni Settanta. Ospiti d’eccezione dell’opening party, Paris Hilton e l’artista di Los Angeles Alec Monopoly, entrambi amici del designer.

 



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Beauty news
January 17, 2017


Segui in diretta da Milano – lunedì 16 gennaio alle 16.00 – la passerella sulla nuova collezione invernale Frankie Morello.



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Beauty news
January 17, 2017

La borsa del giorno



Un piccolo (o grande) oggetto del desiderio quotidiano, tutto da scoprire. Day by day, bag by bag



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Beauty news
January 17, 2017

Vanity Fair celebra lo Stile Senza Tempo



Una serata all'insegna dell'eleganza quella promossa da Vanity Fair che, grazie ad una mostra fotografica virtuale, ha celebrato lo stile delle icone maschili del cinema più affascinanti. Tanti gli ospiti presenti



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Beauty news
January 17, 2017

I look dei vip in front row



È a Milano, Londra e Parigi che, in questo freddo mese di gennaio, le maison di moda fanno sfilare le collezioni di prêt-à-porter uomo per il prossimo autunno-inverno. Ma, oltre alle tendenze in passerella, a far notizia ci sono, immancabili, anche loro: le nostre star preferite nei front-row più prestigiosi



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Beauty news
January 17, 2017

La scarpa del giorno



Il feticcio quotidiano, per cominciare la giornata con la giusta dose di glamour. Dalla testa ai piedi. Soprattutto questi ultimi



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Beauty news
January 17, 2017

Funny Shopping!



Un capo estroso al giorno leva il medico di torno. Scopri, day by day, come iniziare la giornata con la giusta dose di ironia



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