Trovo deprimente che sia Striscia la Notizia a doversene occupare, dimostrando solo quanta strada dobbiamo ancora fare in un settore, come il nostro, pieno di stimoli e creatività, un settore in cui essere divisi e scarsamente orgogliosi di ciò che si è, si sa e si fa è sinonimo di fastidioso e pericoloso caos.
Per amore di cronaca bisognerebbe anche sottolineare con altrettanta forza, rispetto al servizio di Striscia la Notizia, che diverse aziende hanno fatto una scelta precisa e sotto molti aspetti anche coraggiosa nel non voler sapere nulla di questa tipologia di prodotti, attivandosi alla ricerca di soluzioni alternative, sicure ed efficaci alla richiesta pressante del servizio di stiratura. Spesso questa ricerca di soluzioni comporta un considerevole utilizzo di risorse economiche ed umane e la mole di lavoro da svolgere è enorme; non di rado capita che queste ricerche si concludano senza risultati apprezzabili. Ma è questo il giusto modo di agire, è questa la SANA COSMESI cui tutti dovrebbero guardare con fiducia ed interesse.
Quello che oggi mi auguro è che questa bagarre sugli stiranti contenenti Formaldeide possa essere di esempio e monito, dando nuovo stimolo alla Ricerca e portando all’attenzione di tutti noi non solo “i pirati” ma anche e soprattutto chi lavora bene, con Coscienza e Rispetto.
SALON DONNA n° 1 2012
Un saluto a tutti
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Provo a girare brutalmente questa domanda; superficialità o sostanza?
E’ come se un contadino pensasse solo ad avere campi sempre belli e colorati senza conoscere a fondo tutte gli accorgimenti e gli strumenti che gli possano garantire non solo bellezza ma una produttività continua di anno in anno.
Conoscere le funzionalità dichiarate di un cosmetico è il minimo; ascoltare le presentazioni, leggere i cataloghi, studiare le guide all’uso, fa tutto parte del lavoro iniziale.
Ci si può fermare qui? Certamente, è una libera scelta, facile e di breve impegno; ma qual è lo scotto da pagare? Scarsa capacità di adattamento alle richieste della clientela, problemi nella scelta del cosmetico adatto alla specifica esigenza, risultati scarsamente evidenti, mancato raggiungimento degli obiettivi di trattamento ed una montagna di spiegazioni da dare ai clienti, in una parola sola…SUPERFICIALITA’.
Si può decidere invece di andare avanti ed approfondire la conoscenza del cosmetico imparando a valutarlo con attenzione, leggendo quindi l’etichetta e mettendo in relazione le materie prime utilizzate sia con la funzionalità dichiarata sia con l’esigenza cosmetica specifica.
L’obiettivo professionale nel leggere un etichetta cosmetica non deve essere quello di decodificare ogni singolo ingrediente quanto quello di interpretare nel suo insieme la formulazione, decidendo se è adatta alla situazione che si vuole affrontare.
Per raggiungere questo obiettivo c’è un solo modo, leggere continuamente etichette, fino alla nausea; per quanto strano è il giusto modo di affrontare un’etichetta cosmetica in quanto molti ingredienti si ripetono di continuo anche in formulazioni apparentemente diverse. Incontrare ripetutamente gli stessi nomi aiuta a familiarizzare se non altro con gli ingredienti più utilizzati.
Questo costituisce già un solido punto di forza che ci mette in grado concretamente di capire con che tipologia di prodotto abbiamo a che fare e se è adatto all’esigenza cui voglio dare una risposta.
Qual è lo “scotto” da pagare? Un impegno prolungato ed un aggiornamento continuo.
Vantaggi? Saper gestire tutte le richieste cosmetiche nel migliore dei modi, affrontare con professionalità anche le situazioni più complesse (moltissime oramai), fornire ai clienti un “Servizio” basato sull’ottimizzazione e sulla chiara visibilità dei risultati.
In una sola parola…SOSTANZA.
GRIFFE, n°4 2011
]]>I consigli, quelli corretti, che ogni anno vengono ripetuti fino alla nausea sembrano non bastare mai, è come se le altre stagioni cancellassero tutto il buon senso che verrà profuso da questo momento fino a settembre. L’errore di base è proprio quello di dare consigli solo in periodo estivo, come se il sole e le radiazioni UVA e UVB scomparissero all’improvviso con la fine dell’estate, come se in montagna non possano avere alcun effetto anche in pieno inverno.
Ascoltare gli stessi consigli ogni anno oramai produce effetti del tipo “ah, già sentito..so tutto”: è quasi inevitabile poi non mettere in pratica neanche la metà della metà che si pensa di sapere.
Eppure l’importanza di quanto consigliato, indicato spesso può fare la differenza tra un’esposizione serena ed un eritema doloroso, tra una pelle sana ed importanti patologie cutanee, tra un sorriso ed il pianto.
La fregatura è legata al fatto che una scorretta esposizione al Sole porta difficilmente a seri danni immediati ma mette una seria ipoteca sulla salute futura della cute con effetti ad orologeria che spesso portano a pensare “ah, tanto a me non può succedere”. Questo atteggiamento sommato ad un’informazione solo stagionale e meccanicamente ripetitiva porta sempre più spesso all’effetto opposto, ci si espone allegramente trascurando la propria sicurezza, atteggiamento tristemente tipico proprio dei più giovani, cioè di coloro che non possono accampare la scusa del “mai sentito”!
Oramai non riesco più a sopportare la vista dei giovani genitori di turno che lasciano sulla battigia tutta la mattina i propri adorati figlioletti nudi come vermi e senza protezione alcuna, per la soddisfazione di sentirsi dire dai vicini di ombrellone “ma che cariiiino”. Farsi del male può essere una scelta ma farlo ai propri figli è inconcepibile!
Tutti i dati indicano chiaramente un’ aumento dei danni da scorretta esposizione alle radiazioni solari come anche un’ aumento dell’esposizione stessa per cui le proiezioni future non lasciano dubbi sul progredire di questa tendenza. Cosa fare?
Rispondo con una provocazione (anche no) per il settore: smettiamola di parlare di protezione solare solo in estate. Parliamone in modo costante durante l’intero anno per poi mettere seriamente in pratica i consigli validi in tutte quelle situazioni (mare, montagna, piscina, sport all’aria aperta, ecc) di esposizione potenzialmente a rischio.
PROTEGGERE pelle, cuoio capelluto e capelli deve diventare una normale e sana abitudine di vita, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione in primis i prodotti cosmetici specifici.
A proposito di prodotti, se consiglio deve essere, non utilizzate MAI le protezioni aperte e non finite l’anno prima o peggio, è il modo più rapido di buscarsi un’ustione in quanto i filtri in confezioni aperte tendono nel tempo a perdere di efficacia.
Salon Donna n°3 2011
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….io ho poche convinzioni, moltissime cose da conoscere e altre da comprendere. Tra le poche convinzioni che ho una fa al caso nostro, “una cellula staminale VEGETALE NON è una cellula staminale ANIMALE”!
Si tratta in entrambi i casi di cellule non specializzate, ma la loro natura e competenza rimangono sempre e comunque relegate da un lato al mondo VEGETALE e dall’altro al mondo ANIMALE.
Ad oggi non c’è prova scientifica valida che dimostri come una cellula competente nel mondo VEGETALE possa agire sulla programmazione genetica di una cellula competente nel mondo ANIMALE al punto da influenzarne lo status di attività.
Ad oggi quando ho chiesto che mi si spiegasse con quale meccanismo una cellula staminale di mela o uva o altro possa indurre un follicolo atrofico o tendente all’atrofia a riattivarsi, ho ottenuto solo slogan pubblicitari e fumose spiegazioni pseudoscientifiche. Con questo non dico che le miscele di cellule staminali VEGETALI non possano avere funzionalità sfruttabili, magari come idratanti o potenti antiossidanti, ma siamo certamente su un altro piano!
Studiare e decifrare i segnali specifici in grado di indurre le cellule staminali ANIMALI a specializzarsi è un atto scientificamente e socialmente dovuto; fintanto che questi studi saranno condotti in vitro o su topi, saranno importanti ma solamente indicativi di una strada che bisognerà percorrere con serietà, competenza e nessun facile entusiasmo.
Se le staminali VEGETALI avessero risolto un problema come l’Alopecia androgenetica cosa …… sarebbe successo in termini di comunicazione, pubblicità, discussioni, servizi giornalistici ecc.ecc.ecc. ?
E poi, non sarebbe bello in futuro avere delle coltivazioni di albicocche, pesche, pere, ecc. con la crescita potenziata da cellule staminali ANIMALI ? Pensa che belle pesche se si usassero staminali di Elefante!
Bando alla fantasia, torniamo al concreto, e a proposito di “composizione” ti do un suggerimento: osserva sempre con grande attenzione l’etichetta con la lista delle sostanze utilizzate in quei prodotti che “contengono” cellule staminali vegetali. Scoprirai con interesse l’uso simultaneo di sostanze utilizzate da sempre in cosmesi nei prodotti trattanti la caduta dei capelli e dalla funzionalità ben conosciuta e sperimentata, non solo chimiche ma spesso anche di origine vegetale.
Coincidenza?
GRIFFE n°3 2011
]]>Chemioterapia è una parola che nel gergo comune indica una famiglia di terapie mirate a distruggere le cellule tumorali (neoplastiche) ed evoca sempre delle reazioni di paura, in parte legate alla reale aggressività di questi trattamenti, in parte alla scarsa diffusione di informazioni ed aggiornamenti rivolti al pubblico. La chemioterapia si è ampiamente evoluta negli ultimi decenni diventando sempre più efficace e cercando di essere sempre meno invasiva con una riduzione significativa dell’impatto dei suoi “effetti collaterali” sull’intero organismo. Oggi la tendenza è quella di effettuare trattamenti sempre più limitati alla zona colpita, chiaramente tutto dipende dal tipo di tumore e dalla sua estensione; anche la reattività collaterale alla chemioterapia varia molto da persona a persona. Non è quindi detto che la chemioterapia faccia cadere i capelli, ma quando succede è certamente un evento degno di grande attenzione per le sue implicazioni personali e sociali.
La chemioterapia agisce sulle cellule che si riproducono a grande velocità proprio come le cellule tumorali: il problema è che nell’organismo ci sono gruppi di cellule che si trovano in continua attività di riproduzione e questo le espone all’azione dei chemioterapici che non sono in grado di distinguere tra cellule tumorali dannose e cellule sane. Le matrici contenute nei follicoli piliferi sono responsabili della crescita dei capelli e sono costituite da gruppi cellulari sensibili ai chemioterapici proprio perché in continua attività; i chemioterapici non le uccidono del tutto ma ne ostacolano talmente tanto il funzionamento che i capelli possono arrivare a cadere anche completamente ed in tempi molto rapidi. Infatti la caduta è generalmente reversibile, la ricrescita avviene con tempistiche “molto variabili” e capita spesso che la capigliatura torni esattamente come prima; può anche succedere che la tipologia di capello cambi per spessore, struttura, resistenza, persino il tono del colore.
Cosa può fare il parrucchiere in questi casi? Deve tirarsi indietro a priori? Come può esprimere la propria professionalità con gli strumenti cosmetici a sua disposizione? La risposta non è semplice quindi cercherò di andare per gradi parlando in generale e non per casi specifici che meriterebbero una trattazione a parte.
In corso di chemioterapia è assolutamente essenziale che siano seguite le indicazioni date dagli specialisti; in questa fase infatti la reattività della pelle è assolutamente imprevedibile ed è bene che il contatto con qualsiasi sostanza venga ben pianificato e monitorato (es. si sconsiglia l’uso di tinture per capelli). Questo non significa che non ci si debba prendere cura della cute e degli eventuali capelli, come spesso accade, ma che sarebbe bene far vedere allo specialista la lista degli ingredienti del prodotto che si pensa di usare: una “detersione delicata” e corretta associata ad una “protezione antiossidante” possono spesso essere il giusto accompagnamento cosmetico in un periodo decisamente difficile. In questi casi il parrucchiere dovrebbe assumere, fermo restando quanto detto sopra, un fondamentale ruolo di consigliere e conoscitore dei propri strumenti di lavoro, i cosmetici…e non pensate che sia poco!
Post trattamento chemioterapico, quando il corpo inizia a “digerirne” gli effetti, la giusta cosmesi di cuoio capelluto e capelli diventa nuovamente un DOVERE sia per il ripristino funzionale sia per il legittimo diritto di prendersi cura di se stessi. In questa fase il parrucchiere PUO’ fare molto, in considerazione del fatto che il cuoio capelluto avrà certamente necessità specifiche (es. secchezza, sensibilità, desquamazione, tensione, dolore, ecc.) ed il capello, quando visivamente presente, non sarà da meno mostrando strutturalmente e nel mancato buon risultato dei servizi tecnici tutta la sua fragilità.
Se il capello invece non dovesse essere presente? Molti si sentono dire “Non si preoccupi, tanto ricresceranno “ che in assoluto sarà anche vero, ma un professionista serio dovrebbe chiedersi QUANDO, COME e COSA POSSO FARE, non sminuendo mai l’entità e la complessità degli effetti fisici e psicologici della caduta dei capelli in generale ed in specifico dell’Alopecia conseguente a chemioterapia.
Il parrucchiere nei mesi successivi alla chemioterapia può assumere un ruolo centrale non solo per l’importanza funzionale e sensoriale della “manualità” di un trattamento specifico ma ponendosi come obiettivi il riequilibrio del cuoio capelluto e la ricrescita di un capello sano e forte con l’uso di cosmetici coadiuvanti l’attività follicolare. Sono obiettivi reali, possibili?
Assolutamente si, la cosmesi ha fatto passi da gigante in questa direzione, chiaramente bisogna essere preparati, bisogna “saper scegliere” il cosmetico adatto e CREDERCI per primi; i risultati e la soddisfazione possono essere incredibili.
Mai tirarsi indietro a priori ma sempre CONOSCERE, sapendo cosa proporre e come/quando farlo!
ARTICOLO su GRIFFE n° 2 2011
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Non voglio entrare in merito alla diatriba sugli stiranti…….. ognuno tira l’acqua al proprio mulino e leggere notizie su Internet può essere utile solo se le fonti sono affidabili ed avendo sempre ben attivo il filtro del “buon senso”.
Anche io ne ho sentite di tutti i colori e sinceramente penso che sarebbe ora per tutti di svegliarsi, almeno un po’.
La presenza di formaldeide all’interno dei cosmetici ma soprattutto di sostanze CONSERVANTI che la rilasciano lentamente ed in modo controllato (“cessori di formaldeide” come Imidazolidinyl Urea, Diazolidinyl Urea, ecc.) segue delle regolamentazioni europee ben precise e se queste regole vengono rispettate il livello di rischio è bassissimo. Qualche rischio permane in quanto ben si conoscono le Dermatiti Allergiche da Contatto con formaldeide: le DAC colpiscono però solo ed esclusivamente chi è predisposto ed hanno un’incidenza comunque bassa.
Se il contenuto di questa sostanza dovesse invece superare i limiti consentiti, la situazione comincerebbe a cambiare in proporzione alla concentrazione, alle modalità di contatto ed alle zone di contatto.
La formaldeide chimicamente appartiene alla famiglia delle Aldeidi ed è un agente germicida micidiale per efficienza e risultati, dove c’è lei nessun microrganismo riesce a svilupparsi: per intenderci è usata da sempre per conservare i preparati biologici (tessuti, organi, organismi interi), proprio perché non si degradano per azione dei batteri.
Ti ricordi il vecchio Lisoformio? Era una soluzione contente ben il 7% di formaldeide e si usava come disinfettante, efficacissimo, per ambienti.
In effetti l’uso della Formaldeide è più esteso di quello che si possa immaginare e va dall’ambito industriale a quello alimentare ed è considerata uno dei più diffusi inquinanti ambientali di interni (pannelli in truciolato, materiali fonoassorbenti, ecc.).
La formaldeide, in senso assoluto ed indipendentemente dall’uso, è irritante, allergizzante, tossica e cancerogena; tutto questo senza dubbi, opinioni o la possibilità di discuterne.
Limitarne l’uso nei cosmetici a concentrazioni considerate a bassissimo rischio è stato quindi un’ atto dovuto, non rimandabile, per tutelare la Salute dei consumatori e soprattutto dei professionisti che, per l’uso frequente, potrebbero avere un livello di esposizione non trascurabile e preoccupante.
Nello specifico, in salone, con prodotti che ne dovessero contenere quantità non conformi alle direttive europee il rischio sarebbe legato sia al contatto diretto cutaneo sia ai vapori generati utilizzando, per esempio, la piastra. Oltre alla cute quindi, attenzione ad occhi e prime vie aeree, molto più esposti a fastidi/danni immediati.
Voglio concludere con un’affermazione che reputo professionalmente fondamentale e valida non solo per la formaldeide; tutelare se stessi in ambito lavorativo significa tutelare i propri clienti.
Rubrica su Griffe n.8 2010
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Sul significato di ARS, essendo fuori dalle mie competenze, non mi esprimerò.
Oggi per un parrucchiere SCIENTIA significa conoscere da un lato il proprio terreno di lavoro, il capello ed il cuoio capelluto, dall’altro uno dei suoi principali e più efficaci strumenti di lavoro, i cosmetici. Non cadete nella duplice trappola di chi o ritiene i cosmetici miracolosi o completamente inutili, in quanto come spesso accade la verità si trova esattamente nel mezzo: un inestetismo ben individuato ed interpretato, il cosmetico appropriato, una corretta applicazione, il controllo dell’andamento del trattamento sono una sorprendente garanzia di successo.
Inizieremo un viaggio che ci porterà alla scoperta ma soprattutto alla rivalutazione del cuoio capelluto, osservandolo da un punto di vista “diverso” rispetto al modo medio che tutti noi abbiamo di viverlo e considerarlo.
Il cuoio capelluto è una porzione, specializzata, di una struttura ben più estesa, complessa e di fondamentale importanza per l’intero organismo, la CUTE!
La CUTE è un ORGANO al pari di cuore, reni, polmoni, ecc. quindi il suo ruolo non è semplicemente di rivestire e proteggere il corpo umano.
La CUTE è un ORGANO di RELAZIONE MULTIDIREZIONALE, un gigantesco ufficio postale in grado di ricevere, smistare, inviare segnali utilizzando un complesso codice chimico.
La CUTE mette in RELAZIONE tre sistemi interni di fondamentale importanza per la gestione dell’intero organismo, il sistema ENDOCRINO (ricezione ed invio messaggi), il sistema IMMUNITARIO (difesa) e non per ultimo il sistema NERVOSO (ricezione ed invio stimoli).

La CUTE mette in RELAZIONE l’ambiente esterno e quello interno funzionando come una BARRIERA ATTIVA a tutte le sollecitazioni siano esse di origine chimica (es.cosmetici), fisica (es. calore) o meccanica (es. pettinatura).
In questo complesso sistema di relazioni diventa professionalmente fondamentale una semplice considerazione:
QUALUNQUE AZIONE SULLA CUTE E QUINDI SUL CUOIO CAPELLUTO GENERA UNA RISPOSTA
Questa risposta SI VERIFICA SEMPRE, coinvolgendo con diversa intensità sia gli strati superficiale (Epidermide) ed intermedio (Derma) della cute sia i tre apparati interni; ad ogni AZIONE, ad ogni stimolo corrisponderà quindi una complessa REAZIONE del nostro organismo.
Questa risposta/reazione potrà essere manifesta o meno, potrà generare sensazioni piacevoli o spiacevoli, potrà portare a cambiamenti del funzionamento del cuoio capelluto sia in positivo che in negativo, incidendo di conseguenza sullo stato di benessere generale del capello.
Quanto detto è di FONDAMENTALE importanza nel trattare un CUOIO CAPELLUTO SANO; basti pensare alle conseguenze, non solo possibili ma estremamente reali, del semplice atto della detersione eseguito con un prodotto non idoneo a quel particolare cuoio capelluto.
Se il CUOIO CAPELLUTO dovesse presentare ALTERAZIONI EVIDENTI (seborrea, forfora, reattività, ecc) diventerebbe PRIORITARIO capire il particolare ruolo che un parrucchiere gioca nell’entrare in contatto continuo con questo organo, generando una tempesta di stimoli che, se ben canalizzati, possono portare ad un riequilibrio ed al ripristino di un corretta funzionalità.
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Per un parrucchiere proiettato verso il futuro oggi professionalità non significa soltanto approfondite conoscenze tecniche ma anche saper dare ad una clientela con esigenze sempre più diversificate, risposte concrete a problemi reali.
Una condizione di “normalità” per il capello e/o per il cuoio capelluto è diventata oramai una pura utopia sia per le continue sollecitazioni esterne chimico fisiche sia per le variabili interne, anatomiche e psichiche, che sempre più incidono sullo stato di benessere generale del nostro organismo.
Un vero e proprio bombardamento di segnali che finisce con l’alterare la normale fisiologia del cuoio capelluto predisponendolo a squilibri più o meno gravi che spesso si risolvono in fastidiosi inestetismi, fino ad arrivare a vere e proprie patologie.
Affrontare anomalie e stati di alterazione è già una realtà giornaliera ma nel futuro diventerà questa la “normalità” e chi opererà nel settore dovrà essere pronto, non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punto di vista teorico-applicativo, a fornire un servizio concreto e completo ad una clientela che spesso non riceve risposte adeguate alla problematiche evidenziate.
Quello della “clientela nomade ” è uno dei temi di discussione più diffusi nel nostro settore, scordandosi che alla base della fidelizzazione di un cliente ci deve essere la soddisfazione delle sue necessità; dermatologi, farmacisti, erboristi, parrucchieri, diventano tappe di un cammino alla cieca in cui, di “prova in prova”, si spera di trovare una soluzione.
Oggi il parrucchiere deve riappropriarsi di un ruolo che può e deve essere suo non per diritto ma per formazione, per abilità tecniche, per un lavoro svolto in prima linea, per la capacità innata in questa professione di rapportarsi in maniera continua e diretta con il cliente e le sue esigenze.
Questo non deve mai significare sovrapporsi o sostituirsi alle figure professionali summenzionate quanto piuttosto raggiungere un’ orgogliosa consapevolezza della propria dimensione professionale, di un mestiere millenario colmo di
Cosa intendo per Conoscenza ed Arte ? Che attinenza c’è con il lavoro di un parrucchiere?
Alla prossima puntata!

Pidocchio acrobata
Se parliamo di pidocchi stiamo parlando di veri “parassiti” trasmissibili per contagio da contatto diretto o più raramente indiretto (tramite spazzole, pettini, ecc.): ogni tanto mi tocca sentire di contagi veramente spettacolari che farebbero pensare alla capacità (che non hanno) dei pidocchi di effettuare salti sbalorditivi e degni delle più famose storie di fantascienza. Chiaramente, per le reali modalità di contagio, queste deliziose bestioline costituiscono un problemino non piccolo per un parrucchiere; saperli riconoscere è già un passo avanti non da poco.
La diffusione all’interno della famiglia è comune e spesso parte dai membri più piccoli che si infestano a scuola: prendere i pidocchi non è assolutamente legato a cattive condizioni igieniche ed inoltre vivono per pochissimo tempo liberi nell’ambiente.
Posso capire l’imbarazzo nel trovarsi di fronte ad un cliente che ha i pidocchi non sapendo di averli, ma credo sia importante professionalmente darne comunicazione nel modo giusto e poi……..fermarsi!
Fare lo shampoo ai pidocchi sarà anche un atto di cortesia ma non serve a niente.
Infatti i trattamenti necessari a “eliminare” i fastidiosi coinquilini devono necessariamente essere a base di antiparassitari, spesso dei veri pesticidi a bassa/media tossicità che non vanno usati con leggerezza, soprattutto sui bambini; morale, il consiglio ed il controllo medico sono indispensabili.
Dove si può inserire il lavoro del parrucchiere? Oltre ad informare il cliente e fermarsi, cosa può fare il parrucchiere una volta concluso il trattamento medicale? Il desiderio di intervenire durante la fase dell’infestazione è controproducente, mentre la cosmesi diventa una vera opportunità professionale subito dopo la risoluzione del problema.
Infatti dopo il trattamento antiparassitario, spesso ripetuto più volte, le condizioni del capello e del cuoio capelluto saranno tali che il parrucchiere avrà solo l’imbarazzo della scelta di quale servizio proporre; potrà iniziare dallo stelo per ridare corpo, luminosità, struttura oppure dal cuoio capelluto per ripristinare il giusto contenuto idrico, la consistenza, la mobilità, le secrezioni.
La reazione del capello e del cuoio capelluto a questi trattamenti antiparassitari possono essere i più disparati per cui non si deve escludere, sempre in fase post-trattamento medicale, l’utilizzo di prodotti ad azione specifica ( es.seboregolatori, lenitivi, ecc.), magari a base di oli essenziali, generalmente poco graditi dai pidocchi.
Per concludere non esiste una reale prevenzione, sia medicale sia cosmetica, verso le infestazioni dei pidocchi, ma una serie di comportamenti che ne rendono difficili le recidive.
Articolo su Griffe n.4 giugno 2010
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