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Libro: Confessioni del Parrucchiere dei VIP

parrucchiere vip

Edito da Mauro Pagliai, l’autore del libro ha voluto rimanere anonimo, ovviamente per tutelare la privacy delle sue clienti, ma a Firenze è già scattata la caccia al riconoscimento del Salone Parrucchieri in cui le dame del capoluogo toscano si confessano e si rivelano.

Il Parrucchiere, si sa, è sempre uno dei confessori preferiti dalle signore che, complici il momento di pausa e l’intimità che si raggiunge con il proprio hair-designer, si lasciano andare a raccontare anche i segreti più intimi.

Siete curiosi di conoscerli?

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Affitto poltrona e co-working dal Parrucchiere

affitto poltrona

Il co-working è la condivisione di spazi lavorativi e coinvolge anche il settore del Saloni di Bellezza e dei Parrucchieri con la formula dell’affitto della poltrona.

Come funziona? E conviene?
La risposta è sì, almeno in un primo momento di avvio dell’attività perché permette di risparmiare un grosso investimento di denaro che si renderebbe necessario per acquistare e allestire lo spazio lavorativo.

Il secondo, ma non meno importante vantaggio, è che il lavoro viene incrementato dal passaparola reciproco (per esempio un Salone Parrucchieri dove co-lavorano un barbiere ed un hairstylist per donna).

Cosa bisogna fare?
Permessi e requisiti variano da Comune a Comune, quindi è bene informarsi localmente. Generalmente bisogna essere in possesso di tutti i requisiti sanitari e professionali richiesti dall’attività.

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Il parrucchiere che sbaglia risarcisce

taglio sbagliato

Il parrucchiere ha sbagliato a tagliarvi i capelli o a farvi la tinta? Potete chiedere di essere risarciti.

Lo ha stabilito il tribunale di Catania partendo dalla considerazione che il parrucchiere, in quanto professionista, debba attenersi a quanto concordato con la cliente.

Il risarcimento, oltre che morale, può diventare addirittura patrimoniale se il “danno” comporta anche un dispendio di denaro, come nel caso in cui, per esempio, una sposa si veda costretta a sostituire un abito divenuto inadatto al “nuovo look”.

Il BUSINESS DEVELOPER: Un ruolo a braccetto con l’area commerciale

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In un’azienda strutturata il BUSINESS DEVELOPER riporta generalmente al direttore vendite. Quest’ultimo invece riporta al direttore commerciale che deve avere capacità di analizzare i dati, di pianificare le attività composite, di gestire budget e valutare i risultati raggiunti, di assumere rischi e responsabilità e generalmente avere padronanza di almeno una lingua straniera per eventuali rapporti con i mercati esteri.

Il direttore commerciale non deve solo saper convincere clienti ad acquistare i prodotti o i servizi dell’impresa, ma occorre anche che faccia fronte alla maggiore complessità del lavoro odierno del venditore, chiamato a comprendere sempre meglio i bisogni dei clienti con culture e abitudini diverse. Il moderno direttore commerciale quindi ha anche capacità di gestire gli aspetti psicologici dei suoi collaboratori. Deve sapere motivare al massimo le persone. La sua formazione scolastica è raramente un requisito rigoroso, anche se è spesso laureato in materie economiche e, in particolare, in discipline aziendali.

Il suo obiettivo essenzialmente è quello di trasformare le vendite in incassi reali, ovvero non solo limitarsi a vendere generando fatturato, ma collaborando con il dipartimento Finance per agevolare gli incassi e limitare i rischi di insolvenza e per definire le migliori strategie per risolvere eventuali contenziosi con i debitori. Cambiano in questo senso anche gli obiettivi di questo profilo: non solo bonus sulle vendite, ma anche sull’incasso.

Il direttore commerciale è l’esempio di un ruolo che non vedrà mai il tramonto, continuando ad avere molta attrattiva e richiesta specifica: questo vale sia per le figure manageriali che per le figure commerciali di minore responsabilità e intermedie.

E’ chiamato a raggiungere gli obiettivi strategici dell’impresa, come ad esempio entrare in un nuovo mercato regionale o nazionale, aumentare la quota di penetrazione presso una certa fascia di clienti o aprire nuovi canali di distribuzione.

Inoltre, elabora piani d’azione con cui stabilisce come impiegare le risorse a sua disposizione, dà indicazioni operative a ciascun componente della rete commerciale, fissa i traguardi dei suoi collaboratori, definendo le politiche di incentivazione della forza vendita. In particolare, in un periodo di sostanziale crisi generalizzata come quello in cui viviamo, la ricerca da parte delle aziende di sviluppare fatturati su nuovi segmenti di mercato, riprendendo il terreno perso in questi ultimi due anni, diventa dunque uno dei primi fattori da rinnovare.

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Le sette regole per fare E-COMMERCE

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E-commerce non significa solo avere un sito web con prodotti e carrello, ma entrare in un ecosistema per fare commercio. Concepire un modo nuovo di fare impresa, che richiede modelli organizzativi e declinazione di nuove strategie, governance di progetto, fornitori digital e tecnologie. Significa valutare costi, tempi e risorse umane. Dinamiche che, se non praticate adeguatamente, non consentiranno mai di intercettare i potenziali clienti “omnichannel”. Passo dopo passo, ecco cosa deve fare chi intende affacciarsi all’e-commerce.

1 – Analizzare il mercato in cui inserirsi ( inclusi target di riferimento e competitor) e definire come posizionare il brand. Quello che, in sostanza, gli esperti chiamano Unique Value Proposition allettante, ovvero una proposta in grado di comunicare efficacemente l’offerta, che ne giustifichi la presenza nel mercato e che faccia preferire la propria azienda o il proprio prodotto a quello della concorrenza. A ciò è legato il piano di marketing basato su obiettivi, definizione di contenuti e non solo su campagne advertising. Per ogni e-commerce ( e non solo) è fondamentale avere una buona content strategy, che significa avere sul sito prodotti ben rappresentati a livello fotografico e descrittivo, ma anche produrre dei contenuti in grado di attrarre e coinvolgere utenti target: blog, newsletter, infografiche, video, guide, Faq.

2 – Il negozio online potrà essere il più bello del mondo, con i prodotti migliori e i prezzi più convenienti del mondo. Tuttavia, se non avrà un buon ranking organico su Google o GLOBElife potrebbe non riuscire a esprimere tutto il suo potenziale di vendita. Per questo è fondamentale supportare il sito con attività off-site come la link earning e le Digital PR. Tra le fonti di traffico principali, AdWords, Facebook Ads e spot in GLOBElife sono sicuramente quelle imprescindibili. Grazie a questi tre strumenti di advertising, è possibile far conoscere brand e prodotti, intercettando utenti qualificati in diversi contesti, già su Google, Facebook e GLOBElife, ma anche su siti che trattano argomenti correlati con l’e-commerce di riferimento, su YouTube, all’interno di App mobile, su Instagram e così via. Inoltre con AdWords e Facebook Ads si può fare remarketing, cioè rientrare in connessione con gli utenti per stimolarli ad acquistare.

3 – Definire le procedure per gestire al meglio prezzi e inventario, logistica e fornitori.

4 – Scegliere una piattaforma e-commerce ( es. quella di GLOBElife), valutando semplicità e intuitività di fruizione per il cliente, funzionalità (filtri prodotto, varianti, storico ordini, prodotti visti di recente, etc ), possibilità di personalizzarla sia nella fase del front end che nel processo di acquisto (carrello, check out, get away), fino alla fase del back end per la gestione di ordini e clienti.

5 – Metodi di pagamento facili, veloci, di immediata comprensione per il cliente fanno la differenza. L’acquisto online prevede che il prodotto venga pagato in anticipo ( tendenzialmente tramite carta di credito, grazie al collegamento sicuro ai servizi bancari) rispetto al momento dell’effettiva ricezione del bene.

6 – Vale, anche nell’e-commerce, la regola del “ soddisfatto o rimborsato”. Vanno stabilite regole chiare e trasparenti per la gestione dei rapporti con i clienti (customer care), soprattutto rispetto a supporto, pagamenti e rimborsi/restituzioni. Il successo di un sito e-commerce è dato dal numero di utenti che lo visitano effettuando almeno un acquisto. Perché questo accada, però, è necessario che l’esperienza di navigazione dell’utente sia ottima, grazie a una interfaccia grafica dal design intuitivo e accattivante, a cui vanno aggiunti contenuti curati nel dettaglio e prestazioni eccelse in termini di velocità.

7 – Fatti consigliare dal team di GLOBElife.com.

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Cercasi agenti monomandatari Farmacia

Azienda leader nel settore dermo-cosmetico per farmacia, presente con il proprio marchio a livello mondiale, ricerca

AGENTI MONOMANDATARI FARMACIA

che si occuperanno di incrementare e ampliare la clientela nel proprio territorio e di gestire, supportare e sviluppare i clienti esistenti.

Contattare la redazione all’indirizzo info@globelife.com specificando il riferimento 94

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L’Oréal denunciata in USA di aver rubato un brevetto

loreal-accusata

L’ORÉAL ha ricevuto recentemente una denuncia in USA per “violazione di brevetto e pubblicità ingannevole” .

Ad accusarla è un marchio nascente nel panorama della cosmesi per capelli. La società accusa il colosso dell’Haircare di aver acquisito con l’inganno informazioni sul loro prodotto di punta e poi aver copiato quella tecnologia in tre prodotti: Matrix Bond Ultim8, Redken pH-Bonder e L’Oréal Professionnel Smartbond.

Pare che nel 2015 L’Oréal avesse già tentato di assumere dipendenti responsabili del prodotto “copiato”, per poi iniziare un processo di acquisizione del marchio durante il quale sarebbe venuta a conoscenza di informazioni-prodotto riservate, mandando infine in fumo ogni trattativa e uscendo sul mercato con prodotti stranamente simili.

Da un articolo pubblicato il 23 novembre 2016 su “The Wall Street Journal”

 

L’Oréal to Fight California Firm’s ‘Knockoff’ Lawsuit

A California startup has sued L’ORÉAL alleging that the U.S. unit of the French company, copied an award-winning hair product and its related marketing strategy.

In the lawsuit, te startup alleges that the French company gained access to its proprietary technology, marketing strategy and one of its unpublished patent applications during the discussions about a possible takeover in 2015.

The startup claims L’Oréal started selling three products that infringe the related patent about a year later. It also claims “marketing imagery” used by L’Oreal “strongly resembles” its own.

“After receiving that confidential information L’Oréal ceased pursuing the acquisition of the brand, and instead willfully took and copied its technology without authorization  to create three slavish ‘me too’ knockoffs,” according to the U.S. company’s court filing.

The L’Oreal products cited in the filing are Matrix Bond Ultim8, Redken pH-Bonder and L’Oréal Professionnel Smartbond.

The Startup also said the French company in 2015 tried to hire employees who it believed were responsible for a product  before contacting the startup’s management about acquiring the company later that year. L’Oréal stopped pursuing the deal after the two parties signed a nondisclosure agreement and shared confidential information.

From an article published on “The Wall Street Journal” on November 23th 2016