LA VETRINA
Un secondo aspetto strategico è rappresentato dalla vetrina dei prodotti.
La sua corretta gestione definisce la differenza tra un salone che fa una buona rivendita ed un altro che riempie il proprio magazzino.
Prima di tutto, le dimensioni: qui contano!
Una vetrina non dovrebbe essere più alta di 180 cm; strutture troppo alte e grosse comunicano distanza, irraggiungibilità.
Al contrario, bisogna che il cliente percepisca la vicinanza con i prodotti, sia visiva che fisica.
Infatti, è preferibile che la vetrina sia “aperta”, non cioè chiusa da vetri o altro.
In questo modo, le persone cominciano a “vivere” i prodotti, li percepiscono come vicini (fattore determinante nella prossemica).
I prodotti inseriti in nicchie ben illuminate, ma magari posti dietro una reception, sono da esposizione ma non da vendita.
Altro elemento da considerare è l’alternanza dei prodotti sugli scaffali della vetrina: è preferibile ruotarli, in senso verticale, ponendo ovviamente quelli più importanti del momento, ma non basta. Ho riscontrato che eccellenti risultati sono dati dal porre accanto ai prodotti “forti” del momento prodotti deboli, che non riesco a proporre e/o vendere bene, oppure prodotti nuovi che voglio far conoscere. Secondo il visual merchandising e la psicologia degli spazi, tali associazioni rafforzano il valore, agli occhi del cliente, dei prodotti deboli o nuovi (provare per credere).
E’ interessante anche creare delle “isole”, e ciò ci conduce al terzo e per ora ultimo aspetto che affrontiamo: la postazione per il taglio.
Per isola si intendono dei prodotti che vado a posizionare oltre che sulla vetrina, in luoghi ad alta visibilità e ricettività del salone: in questo caso, il messaggio viene rafforzato e reso più efficace.
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